Fermo e ipoteca: insieme sono eccesso di cautela

Fermo e ipoteca: insieme sono eccesso di cautela

Per la CTP di Bari, sullo stesso bene non possono coesistere due misure a tutela del credito

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No a due misure. L'Agente della riscossione non può attivare il fermo amministrativo sull’autovettura che il contribuente utilizza per lavoro, se ha già iscritto ipoteca sull'immobile del debitore per un importo pari al doppio del debito fiscale. C’è il rischio di rendere irreversibile lo stato di insolvenza.

La sentenza. E’ questo il principio di diritto enunciato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Bari, con la recentissima sentenza numero 177/02/2011.

Il caso. Protagonista, suo malgrado, della vicenda giudiziaria decisa dal Giudice Tributario è stato un agente di commercio, nei confronti del quale l’Ente riscossero aveva disposto ben due misure cautelari, ovvero, il fermo dell’autovettura e l’iscrizione di un’ipoteca esattoriale su un immobile di sua proprietà, per un importo pari al doppio del debito fiscale.

Conseguenze negative. Ebbene, per la CTP non v’è stato dubbio alcuno nel sostenere che, nel caso di specie, privare dell'automezzo il contribuente, in quanto agente di commercio, aveva significato impattare negativamente sul reddito del debitore, con il concreto rischio di rendere permanente il suo conclamato stato di insolvenza.

Motivi. In particolare, la Commissione Tributaria di prima istanza ha osservato che «i due provvedimenti congiunti appaiono fortemente penalizzanti proprio perché emessi in eccesso di cautela». A maggior ragione devono essere considerate dannose le ganasce fiscali quando il contribuente «svolge anche attività di rappresentante di commercio per il quale l'autovettura è strumento indispensabile per lo svolgimento del proprio lavoro». Dal ché «la conseguente mancata produzione di reddito porterebbe oltre tutto all'insolvenza anche nei confronti dell'ente stesso». Tale ragionamento è ancor più valido se tiene conto che, con l'ipoteca iscritta sull’immobile il creditore era già garantito per un importo pari al doppio del debito.

Decreto Sviluppo. Fin qui, quindi, la decisone della CTP. Ma, a questo punto, giova rammentare che con il DL “Sviluppo” (convertito con Legge 106/2011), il legislatore fiscale ha imposto agli esattori di inviare due solleciti di pagamento prima di adottare azioni esecutive e cautelari nel caso in cui i crediti da riscuotere non siano superiori a 2 mila euro. Tradotto: il fermo, per esempio, di autoveicoli, barche, aeromobili etc. non può essere adottato se non previo invio, mediante posta ordinaria, di due solleciti di pagamento, il secondo dei quali ad almeno sei mesi di distanza dalla spedizione del primo. Inoltre, nulla è dovuto per la cancellazione del provvedimento dai pubblici registri. Ma vi è di più. Il concessionario non può iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e procedere a esecuzione forzata nel caso in cui l'importo complessivo del credito sia inferiore, complessivamente, a 20 mila euro, a condizione, però, che la pretesa iscritta a ruolo sia contestata in giudizio o sia ancora contestabile in sede processuale e il debitore sia proprietario dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale. Nei restanti casi, la soglia per l’iscrizione è, invece, di 8 mila euro.
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