Nuovo forfait: emissione della fattura analogica dal 2019

Nuovo forfait: emissione della fattura analogica dal 2019

 
Per effetto dell’intervento legislativo in materia di fatturazione per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da soggetti residenti o stabiliti in Italia, da qualche giorno siamo tutti impegnati (a parere di chi scrive non con poche difficoltà operative) a “gestire” i nuovi obblighi afferenti la fatturazione elettronica.

Sappiamo però che non tutti i contribuenti titolari di Partita Iva sono obbligati a utilizzare questo nuovo strumento di emissione e gestione del documento fiscale. L’ultimo periodo del comma 3 dell’articolo 1 del D. Lgs 127/2015 precisa infatti che “Sono esonerati dalle predette disposizioni i soggetti passivi che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio” di cui all'articolo 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e quelli che applicano il regime forfettario di cui all'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.”

Pertanto, i contribuenti aderenti ai regimi fiscali citati possono continuare ad emettere fatture in formato analogico (cartaceo). Non appare superfluo evidenziare che l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica è una mera facoltà per il contribuente aderente a tali regimi di vantaggio, ben potendo lo stesso utilizzare comunque il canale telematico in luogo di quello cartaceo. Detto esonero non si applica per le fatture emesse nei confronti della Pubblica amministrazione, per le quali permane l’obbligo dell’e-fattura.

A ciò si aggiunga che proprio il regime forfettario previsto dalla L. 190/2014 è stato rivisto dalla legge di Bilancio per il 2019 la quale ha innalzato (notevolmente) la soglia di ricavi e/o compensi previsti per la permanenza nel regime suddetto.

Tale nuovo limite, innalzato a € 65.000, ha spinto molti contribuenti, proprio in questi giorni, a valutare l’opportunità di aderire al forfettario in vista di un notevole snellimento della gestione contabile ma anche di un (in alcuni casi) non indifferente risparmio d’imposta. Infatti, la tassazione con imposta sostitutiva al 15% rende appetibile il regime a molti contribuenti, specie quelli che non presentano costi rilevanti da portare in deduzione o i tanti che oltre a svolgere attività professionale e/o d’impresa dichiarano altri redditi (es. pensione) che innalzano significativamente l’aliquota Irpef in dichiarazione.

Allora, ai fini del passaggio al nuovo regime, è opportuno iniziare da subito a porre in essere quei “comportamenti concludenti” che denotano inequivocabilmente la volontà del contribuente di volere aderire al nuovo regime fiscale.

Le fatture emesse
Un aspetto che sicuramente deve essere curato dal contribuente riguarda la specifica annotazione da riportare in fattura (dalla prima del 2019!) circa l’appartenenza al regime di vantaggio. Infatti, è adeguato indicare in calce alla fattura una dicitura del tipo:
  • “Operazione effettuata da soggetto appartenente a regime fiscale di vantaggio ai sensi dell'art.1, commi da 54 a 89, L. n. 190/2014”.

Per quei contribuenti che inoltre sono soggetti a ritenuta d’acconto, come nel caso dei professionisti o degli agenti rappresentanti, è necessario segnalare al committente la non applicazione di tale ritenuta all’atto del pagamento della fattura, in quanto la stessa risulterebbe incompatibile con l’applicazione dell’imposta sostitutiva dell’Irpef prevista dal regime in commento.
Dunque, la fattura del forfettario, oltre a contenere la dicitura suddetta, deve anche indicare che trattasi di:
  • “Prestazione non soggetta a ritenuta d'acconto secondo quanto previsto dal punto 5.2 del provvedimento Agenzia Entrate del 22.12.2011 n. 185820”.

Il provvedimento dell’Agenzia delle entrate indicato riguarda il regime degli ex minimi ma sicuramente è applicabile, quanto alla ritenuta d’acconto, anche ai forfettari.

Adeguamento dei registratori di cassa
Altro aspetto che necessita di dovuti aggiustamenti riguarda quei contribuenti che certificano i ricavi attraverso l’uso del registratore di cassa. In tali circostanze, infatti, il documento fiscale non può che essere lo scontrino il quale, come sappiamo, indica esclusivamente il corrispettivo pagato (o non pagato) ma nulla in relazione all’aliquota Iva applicata. Quest’ultima sarà poi indicata nella chiusura giornaliera. Orbene, visto che il regime forfettario non prevede l’applicazione dell’Iva, il registratore di cassa deve essere adeguato al nuovo regime di vantaggio. Per fare ciò sarà necessario contattare il tecnico abilitato e chiedere allo stesso di adeguare il registratore di cassa alle mutate esigenze fiscali.

L’utilizzo del canale telematico per la trasmissione e/o ricezione delle fatture
Infine, come anticipato, i contribuenti aderenti al regime forfettario possono decidere di continuare a utilizzare i tradizionali sistemi di gestione e conservazione delle fatture attive e passive (cartaceo). Detti contribuenti, infatti, fatta eccezione per le fatture emesse alla Pubblica amministrazione, sono liberi di decidere se digitalizzare il processo di fatturazione o meno.

Una riflessione però è opportuna. Infatti, qualora il contribuente forfettario decida di utilizzare le modalità telematiche, indicando ad esempio il codice destinatario o la Pec per la ricezione delle fatture dai propri fornitori, o qualora comunichi sul portale fatture e corrispettivi uno dei detti indirizzi, sarà poi obbligato a conservare digitalmente i documenti fiscali al pari di un normale soggetto Iva.
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