Con l’estratto di ruolo via libera al ricorso

Con l’estratto di ruolo via libera al ricorso

Notifica viziata se il contribuente è assente e non viene affisso l'avviso di deposito alla porta dell'abitazione

Il ricorso proposto sulla base dell’estratto di ruolo deve considerarsi ammissibile nel caso in cui un vizio della notifica della cartella esattoriale non abbia consentito al contribuente di rivolgersi in altro modo al giudice tributario. 
A precisarlo è la Corte di Cassazione (Sez. 5 civ. Ord. n. 51 del 3/01/2019)

Il giudizio scaturisce dall’impugnazione del ruolo e della cartella di pagamento per tributi vari, emessa da Equitalia nei confronti di un contribuente di Napoli il quale ha assunto di avere appreso dell’obbligazione verso l’erariale soltanto dall'estratto di ruolo rilasciato, su sua richiesta, dalla Concessionaria della riscossione, e che il ruolo era inesigibile e l'Amministrazione finanziaria era incorsa in decadenza. 

Il contribuente ha sostenuto l’ammissibilità del proprio ricorso – basato, appunto, sull’estratto di ruolo –, considerato il vizio della notifica della cartella di pagamento. Dall'esame della relata, infatti, è emerso che il messo notificatore ha provveduto al deposito dell'atto in Comune, affiggendo l'avviso di deposito all'albo, dopo aver accertato la irreperibilità del destinatario (art. 140 c.p.c.1), e inviato la raccomandata a/r informativa, non ritirata per compiuta giacenza, ma non avendo anche provveduto all’affissione dell'avviso di deposito alla porta dell'abitazione

Sicché la cartella, secondo la Difesa, non è mai entrata nella sfera di conoscibilità del destinatario il quale ha appreso del carico tributario soltanto a seguito di un’indagine presso la Concessionaria della riscossione. 

Nel caso di specie, inoltre, alla raccomandata a/r non ritirata dal destinatario, non risulta aver fatto seguito l'invio di ulteriore raccomandata per informare della giacenza del plico presso l'Ufficio Postale. 

Ebbene, il contribuente è stato vittorioso in primo grado, dove la C.T.P. di Napoli, ritenuto ammissibile il ricorso, si è espressa in senso a lui favorevole sia per quanto riguarda la questione della ritualità della notifica della cartella di pagamento sia per quanto riguarda l’eccezione di decadenza e prescrizione della pretesa impositiva. 

Invece la C.T.R. della Campania, in accoglimento dell’appello proposto dall’Agente della riscossione, ha dichiarato inammissibile l’atto introduttivo del giudizio per carenza d’interesse, essendo il ruolo «atto interno dell'Amministrazione, che è possibile impugnare, eventualmente con gli atti presupposti, solo a seguito di notifica di atto impositivo» e avendo il contribuente «acquisito notizia dell'estratto di ruolo indipendentemente da qualsiasi formale comunicazione dell'Ufficio riguardante la pretesa tributaria in esso riportata».

A questo punto la vicenda è stata portata all’attenzione della Suprema Corte che ha finito per censurare il ragionamento decisionale del Collegio regionale, in virtù del più recente insegnamento delle Sezioni Unite in materia. 

Con la Sentenza n. 19704/2015 le Sezioni Unite civili della Cassazione hanno affermato che: 
  • «Il contribuente può impugnare la cartella di pagamento della quale - a causa dell'invalidità della relativa notifica – sia venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario della riscossione; a ciò non osta l'ultima parte del comma 3 dell'art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, in quanto una lettura costituzionalmente orientata impone di ritenere che l'impugnabilità dell'atto precedente non notificato unitamente all'atto successivo notificato - impugnabilità prevista da tale norma - non costituisca l'unica possibilità di far valere l'invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque venuto legittimamente a conoscenza e quindi non escluda la possibilità di far valere l'invalidità stessa anche prima, giacché l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale non può essere compresso, ritardato, reso più difficile o gravoso, ove non ricorra la stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo, rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione».

Ne consegue l’erroneità della sentenza impugnata poiché, qualora la piena conoscenza della pretesa impositiva sia stata conseguita dal contribuente non a seguito di una formale comunicazione, effettuata nei modi previsti dalla legge, ma per altra via, com'è accaduto nel caso di specie, ciò non impedisce – chiosano gli Ermellini - «l'impugnazione dell'atto, in tesi non notificato, enunciativo della pretesa, comunque conosciuta, non essendo preclusa al contribuente la "facoltà" di accedere ad una tutela giudiziale per così dire "anticipata", avendone concreto interesse, fatta salva la possibilità di contestare, successivamente, la pretesa impositiva, dopo la notifica di un atto "tipico", ovvero di sollecitare un intervento in autotutela dell'Amministrazione finanziaria»

In conclusione, quindi, la sentenza impugnata è stata cassata in relazione al motivo accolto, e assorbite le ulteriori censure, con rinvio alla C.T.R. della Campania, in diversa composizione, per nuovo esame e per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. 

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1Codice di procedura civile 
Art. 140. Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia. 
«Se non è possibile eseguire la consegna per irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell'articolo precedente, l'ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, e gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento».
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