Il contraddittorio in sede di indagini finanziarie doveroso

Il contraddittorio in sede di indagini finanziarie è doveroso

Il contraddittorio tra verificatori e contribuente, in sede di indagini finanziarie, è doveroso. E’ questa, sinteticamente, la conclusione raggiunta dalla Guardia di Finanza nel corso del VideoForum 2019. 

Il contraddittorio
Il dialogo Fisco – Contribuente nel procedimento dell’accertamento tributario consente di poter valutare con maggiore ponderatezza tutti gli elementi sui quali si fonda l’obbligazione tributaria, nell’ottica di quella nuova tendenza verso una maggiore partecipazione del contribuente nel procedimento amministrativo di accertamento tributario, e che vede il contraddittorio come strumento di personalizzazione del rapporto tributario. 
Proprio in assenza di una norma generale che sancisca il diritto del soggetto passivo a partecipare al procedimento di accertamento, si tende a considerare l’invito al contribuente solo come facoltà dell’Amministrazione e non come obbligo. 
Come è noto, la disciplina delle indagini finanziarie contempla la possibilità di invitare il contribuente a comparire di persona o a mezzo di rappresentante, verbalizzando le richieste operate e le risposte ricevute. 
La Circolare delle Entrate n. 32/2006 si è occupata specificatamente – capitolo 4, punto 4 - della problematica relativa al contraddittorio, precisando, innanzitutto, che sulla base dell’attuale dettato normativo, come in forza del vecchia norma, “tale potere si sostanzia nell'utilizzo di una speciale forma procedimentalizzata di partecipazione del contribuente all'attività istruttoria dell'ufficio per il tramite del cosiddetto contraddittorio tra le due parti, propedeutico - anche se non obbligatorio: vedi, Cassazione, Sez. V, nn. 11094/1999, n. 7329/2003; 7627/2003 - all'emanazione dell'eventuale atto impositivo”.

Pur se il contraddittorio risulta “essenziale nella fase prodromica dell'accertamento in quanto l'indagine - prima solamente di natura bancaria e ora più in generale finanziaria -, pur realizzando un'importante attività istruttoria, non costituisce uno strumento di applicazione automatica, atteso che i relativi esiti devono essere successivamente elaborati e valutati per assumere, non solo in sede amministrativa ma anche in quella giudiziaria, la valenza di elementi precisi e fondanti ai medesimi fini impositivi”.

Ed ancora: il preventivo contraddittorio pur se “opportuno per provocare la partecipazione del contribuente, finalizzata a consentire un esercizio anticipato del suo diritto di difesa, potendo lo stesso fornire già in sede precontenziosa la prova contraria, e rispondente a esigenze di economia processuale, al fine di evitare l'emissione di avvisi di accertamento che potrebbero risultare immediatamente infondati alla luce delle prove di cui il contribuente potesse disporre”, è solo una mera facoltà dell'ufficio, senza che rivesta carattere di obbligatorietà. 
Tale indirizzo è stato ripreso dalla medesima Agenzia nella Circolare n. 16/E del 28 aprile 2016, in cui è indicato, tra l’altro, che il contraddittorio assume nodale e strategica centralità per la “compliance” e, come tale, dovrà essere considerato un momento significativamente importante del procedimento e non un mero adempimento formale. 

La posizione della GdF espressa nella Circolare n.1/2018
La Circolare n.1/2018 della G.d.F. rileva che l’obbligatorietà del contraddittorio endoprocedimentale è assunto dalla giurisprudenza non in termini assoluti e puramente formali, posto che anche i diritti fondamentali, quali il diritto di difesa, non danno luogo a prerogative incondizionate, potendo soggiacere a restrizioni che rispondano, con criteri di effettività e proporzionalità, ad obiettivi di interesse generale. 
Tuttavia, la Gdf prendendo atto che le verifiche fiscali svolte mediante il ricorso allo strumento delle indagini finanziarie investono il comparto non solo dell’imposizione diretta ma anche di quella indiretta1, ritengono comunque opportuno il contraddittorio endoprocedimentale avente ad oggetto l’esame delle risultanze bancarie acquisite. “Ciò al fine di pervenire alla formulazione di proposte di riprese fiscali adeguatamente motivate, risultanti dalla valutazione degli effetti della presunzione legale alla luce della diversa situazione di ogni soggetto e di ogni attività economica, quale emergente non solo dalle altre risultanze dell’attività ispettiva ma anche dalla ricostruzione prospettata dal contribuente stesso, condivisibile o confutabile che sia, ma comunque certamente suscettibile di compiuto e doveroso esame”

Il VideoForum 2019
Nel Corso del VideoForum 2019 la G.d.F., richiamando proprio le vigenti istruzioni operative, ha ritenuto doveroso, in queste ipotesi, il contraddittorio con il contribuente. Infatti, “come evidenziato nella circolare 1/2018, in vigore dal 1° gennaio 2018, la piena partecipazione del contribuente all’attività ispettiva, a prescindere dall’esistenza di uno specifico obbligo giuridico di stabilire il contraddittorio in fase endoprocedimentale, non risponde solo ad un’esigenza di tutela delle istanze difensive ma è anche funzionale al miglioramento della qualità delle verbalizzazioni”

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1In ambito interno, particolarmente interessante appare la pronuncia della Suprema Corte – Ord.n.20849 del 14 ottobre 2016 -, resa proprio in tema di indagini finanziarie, secondo cui il contraddittorio endoprocedimentale è necessario solo nei casi di accertamento Iva, e sempre che il contribuente avrebbe potuto far valere vere e proprie ragioni difensive e non giustificazioni pretestuose. Sentenza che comunque non tiene in debito conto gli aspetti pratici che ne possono derivare da questa lettura: lo stesso atto di accertamento (in genere unico, ai fini II.DD. ed Iva) – e ancor di più lo stesso rilievo - potrebbe essere legittimo ai fini reddituali e illegittimo ai fini Iva.
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