Finanziamento soci ? Si guarda il bilancio

Finanziamento soci? Si guarda il bilancio

Cassazione Tributaria, ordinanza del 1° marzo 2019

In mancanza dei verbali assembleari il giudice può benissimo fare riferimento al bilancio e alla nota integrativa, al fine di stabilire la natura delle somme erogate dai soci alla società. 

È quanto emerge dall’ordinanza n. 6104/2019 della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione. 

Il caso. La pronuncia si riferisce a un caso in cui l’Ufficio ha emesso un avviso di accertamento per IRPEG e IRAP 2004, per presunto maggior reddito d’impresa, reputando contributi (tassabili) le somme erogate dai soci alla società invece che finanziamento (esonerato dalla tassazione come sopravvenienza). 

La Commissione Tributaria Regionale ha emesso sentenza favorevole al contribuente, sul rilievo che le somme riprese a tassazione non potevano ritenersi contributi dei soci, ma dalle risultanze del bilancio e della nota integrativa erano qualificabili come finanziamento soci, come tale esonerato dall’imposizione ai sensi dell’art. 88 D.P.R. n. 918/1986. 

Ricorrendo per cassazione, l’Agenzia delle Entrate ha posto l’accento sulla mancanza dei verbali assembleari; fatto da cui la C.T.R. – a dire della ricorrente - avrebbe dovuto trarre la conseguenza in tema di tassabilità degli importi in questioni. 

Il verdetto della Corte. Secondo la tesi erariale, la Commissione regionale non avrebbe potuto ritenere equipollenti ai verbali assembleari (mancanti) il bilancio e la nota integrativa, poiché questi costituirebbero mere dichiarazioni di scienza, cui non sarebbe possibile attribuire alcun valore probatorio. 

Di diverso avviso la Suprema Corte. 

Nel respingere il ricorso, gli Ermellini hanno affermato che, in tema di valutazione della qualificazione della natura di un’erogazione di denaro dal socio alla società, occorre applicare i criteri generali valevoli per il diritto societario; «quindi è necessario considerare che il criterio principale di qualificazione di una destinazione da parte della società di una somma di denaro, comunque ricevuta nel corso dell’esercizio, è dato dall’esame delle risultanze del relativo bilancio che è il documento contabile fondamentale che la società è obbligata a redigere per dare conto dell’attività svolta»

Ne consegue che il bilancio, atteso il rilievo pubblicistico che assume con la pubblicazione nel registro delle imprese, è il documento principale da cui dover partire per qualificare la natura di un’entrata patrimoniale per la società, mentre la mancanza dei verbali assembleari non può essere considerata dirimente. 

La Corte ha spiegato che la circostanza che l’operazione sia stata contabilizzata in bilancio la rende opponibile ai terzi, compreso l’Erario, mentre è irrilevante per i terzi la modalità di conferimento prescelta all’interno della società. Tant’è vero che l’eventuale vizio genetico dell’operazione endosocietaria, ivi compresa l’inesistenza del verbale assembleare, può essere sanata da un verbale successivo o dall’avvenuta approvazione del bilancio che tenga conto del finanziamento. 

La sentenza impugnata – chiosano gli Ermellini - «nel dare atto che risultanze del bilancio tenevano conto delle somme erogate dai soci e facevano scaturire un obbligo sociale di restituzione che qualificava la natura di finanziamento all’operazione (e non di sopravvenienza attiva tassabile ex art. 88 D.P.R. n. 917/86) ha correttamente interpretato la normativa applicabile della fattispecie, nell’esercizio del potere di valutazione della prove riservato al giudice del merito e insindacabile nella presente fase ove, come nella specie, motivato».

Il ricorso erariale, pertanto, è stato respinto con annessa condanna dell’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese processuali.
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