La “rottamazione” è irrinunciabile

La “rottamazione” è irrinunciabile

 

Cassazione Tributaria, ordinanza depositata il 27 marzo 2019

 
La rinuncia alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi dell’art. 11 D.L. n. 50/2017, convertito in L. n. 96/2017, avvenuta prima della scadenza del termine assegnato all’Ufficio per provvedere sull’istanza, non ha l’effetto di impedire l’estinzione del giudizio, per cessata materia del contendere. Ciò, per il principio d’irretrattabilità della domanda di condono.

È quanto emerge dall’ordinanza n. 8555/2019 della Corte di Cassazione (Sez. 5 civ.), depositata il 27 marzo.

Il caso
Una Società di capitali, in pendenza del giudizio di cassazione, si è avvalsa della procedura di definizione prevista dal D.L. n. 50 del 2017 e ha versato integralmente quanto dovuto; sicché l’Avvocatura dello Stato ha chiesto alla Suprema Corte di dichiarare l’estinzione del giudizio con compensazione delle spese, per cessata materia del contendere.

Ebbene, parte contribuente si è opposta alla richiesta erariale, facendo presente agli Ermellini di avere espresso, prima dell’accoglimento dell’istanza di definizione agevolata da parte dell’Amministrazione finanziaria, la volontà di proseguire nel contenzioso, mediante deposito di formale istanza di rinuncia al beneficio.

Rinuncia prima dell’adesione dell’A.F.
La Società contribuente ha argomentato, in particolare, che nessuna disposizione di legge impone di ritenere ineliminabili gli effetti preliminari prodotti dalla domanda di accesso al beneficio della definizione agevolata delle controversie tributarie e che, nella specie, la formale rinuncia all’istanza era avvenuta prima che l’Ufficio avesse, implicitamente o esplicitamente, dato il proprio benestare.

Perciò, secondo la ricorrente Società, essendo la rinuncia al beneficio intervenuta prima della scadenza del termine assegnato all’Ufficio per provvedere sull’istanza, l’Agenzia delle Entrate non poteva dare efficacemente corso alla procedura di estinzione del giudizio.

Dal canto suo la Suprema Corte ha aderito alla tesi dell’Avvocatura dello Stato, che ha chiesto il rigetto dell’opposizione in virtù del principio d’irretrattabilità della domanda di condono.

Principio di diritto
Nell’ordinanza in commento gli Ermellini hanno riaffermato l’orientamento consolidato secondo il quale «la dichiarazione di volersi avvalere di una determinata definizione agevolata non ha natura di mera dichiarazione di scienza o di giudizio, come tale modificabile, ma integra un atto volontario, frutto di scelta ed autodeterminazione da parte del contribuente, i cui effetti sono previsti dalla legge, sicché, una volta presentata, è irrevocabile e non può essere modificata dall'ufficio, né contestata dal contribuente per un ripensamento successivo, ma solo per errore materiale manifesto e riconoscibile» (v., tra le più recenti, Cass. n. 33281/2018).

Gli Ermellini, di conseguenza, sussistendo i presupposti per l'accoglimento della richiesta formulata dall'Agenzia delle Entrate, hanno rigettato l'opposizione presentata dalla Società contribuente, senza aggravio di spese.
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