FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA: L'IVA RIDOTTA SPETTA ANCHE SULLE PARTI COMUNI DI CONDOMĚNI

FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA: L'IVA RIDOTTA SPETTA ANCHE SULLE PARTI COMUNI DI CONDOMÌNI

 

La fornitura di energia elettrica per il funzionamento delle parti comuni di un condominio composto esclusivamente da unità immobiliari residenziali, ossia da abitazioni private che utilizzano l'energia esclusivamente a «uso domestico» per il consumo finale, può beneficiare dell’Iva al 10%.

Il caso riguarda un condominio composto da unità residenziali, ma anche da 3 negozi che – pur trovandosi all’interno dello stabile – sono completamente autonomi per accessi (lato strada), servizi (riscaldamenti) e utenze (energia elettrica) e non collegati ad alcun servizio né parte comune del condominio. I negozi godono infatti di un sistema di illuminazione e riscaldamento autonomi, esclusi dai riparti delle spese condominiali. Di conseguenza, il condominio in questione risulta, dal punto di vista del consumo di elettricità e gas, «esclusivamente residenziale», anche in virtù della presenza di contatori separati.

Ne deriva che anche per l’elettricità usata per le parti comuni (articolo 1117 del Codice civile) alle unità residenziali spetta l’aliquota del 10% (numero 103 della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr 633/1972).

Una fornitura si considera ad «uso domestico» se è destinata a consumatori finali che utilizzano l’energia elettrica nella propria abitazione privata a carattere familiare o in strutture collettive caratterizzate dal requisito di residenzialità. La nozione esclude la somministrazione per l'esercizio di imprese o per effettuare prestazioni di servizi rilevanti ai fini Iva anche se in regime di esenzione.

In pratica le aree comuni completano, da un punto di vista funzionale, le singole unità residenziali e sono utilizzate dai condòmini per finalità strettamente domestiche.

Anche dal punto di vista civilistico esiste un legame di accessorietà tra le parti comuni dell'edificio e le unità immobiliari, per cui non è possibile ritenere tali aree come distinte e autonome rispetto alle proprietà dei condòmini.

Sono escluse dalla fruizione dell’aliquota ridotta, altresì, le ipotesi di uso promiscuo in cui non sia possibile determinare il quantitativo effettivamente impiegato per usi domestici agevolati (Cm 82/E/1999).

Quanto alla procedura adottata per richiedere l’applicazione dell’Iva ridotta al fornitore, tramite una dichiarazione sostitutiva, l’agenzia chiarisce che nonostante l’amministratore dello stabile abbia dichiarato, sotto la propria responsabilità, che l'energia elettrica somministrata al condominio è utilizzata esclusivamente per «usi domestici», resta ferma la responsabilità del cedente per il recupero della maggiore imposta nel caso in cui, in seguito a controlli, non risultino presenti le condizioni di legge per l'applicazione dell’Iva agevolata.

Non esistendo, infatti, una disciplina specifica, la dichiarazione di parte dell’amministratore non modifica il criterio generale per l’individuazione del debitore davanti al Fisco, responsabile della corretta applicazione dell'imposta dovuta dal cedente/prestatore.

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