Cartella di pagamento “muta” sul responsabile

Cartella di pagamento “muta” sul responsabile

Dal 2008 la mancanza dell’indicazione del responsabile d’iscrizione a ruolo rende nulla la cartella esattoriale

È da considerarsi nulla la cartella di pagamento che rechi solamente l'indicazione del responsabile del procedimento di emissione e non anche quella del responsabile d’iscrizione a ruolo.

A chiarirlo è l’ordinanza n. 8413/2021 della Corte di Cassazione (Sez. VI-T), pubblicata il 25 marzo, che rigetta il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

Il caso - In estrema sintesi, la controversia fiscale in questione riguarda due cartelle di pagamento rispetto alle quali la Commissione Tributaria Regionale ha ravvisato l’assenza dei requisiti di legittimità sotto il profilo delle informazioni che, per legge, devono essere fornite al contribuente, a tutela del suo diritto di difesa.

Cartella “muta” sul responsabile -Esattamente la C.T.R. ha riscontrato la violazione del disposto dell'art. 36, comma 4-ter, D.L. n. 248/2007 in ordine all'omessa indicazione nelle cartelle impugnate, entrambe emesse successivamente all’1.6.2008, del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, non essendo rispondente alla ratio della norma in questione l'indicazione del solo responsabile ai fini degli adempimenti di stampa e di notifica della cartella, come invece accaduto nello specifico caso.

Ebbene, la Suprema Corte, con l’ordinanza in esame, ha respinto il ricorso proposto dalla Difesa erariale, avverso la sentenza di seconde cure che, alla stregua di quanto sopra esposto, ha dichiarato la nullità degli atti di riscossione di cui è causa.

Ragioni della decisione- Ai sensi del D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4-ter, conv. in L. n. 31 del 2008:
  • «La cartella di pagamento di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 25, e successive modificazioni, contiene altresì, a pena di nullità, l'indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal primo giugno 2008; la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse».

Essendo questa il dettato normativo, gli Ermellini hanno osservato che, nel caso di specie, le cartelle di pagamento sono state emesse, secondo quanto rilevato dalla C.T.R. con un accertamento in fatto non sindacabile nel giudizio di legittimità, successivamente al 1° giugno 2008, onde ad essa è applicabile il D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4-ter, conv. nella L. n. 31 del 2008, che impone che nella cartella di pagamento figuri l'indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo.

Le cartelle in contestazione recano solamente l'indicazione del responsabile del procedimento di emissione della cartella.

Secondo la C.T.R., l'indicazione di detto soggetto – deputato agli adempimenti di stampa e di notifica della cartella - è inidonea a sopperire all’omessa indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo.

Per i Massimi giudici l’assunto della Commissione regionale è corretto, posto che la giurisprudenza di legittimità ha affermato che:
  • «la formulazione del D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4 ter, in attuazione di quanto più in generale già disposto dalla L. n. 241 del 1990, art. 8, comma 2, lett. c, non dà luogo a dubbi. Ciò che si richiede, per rendere "personalizzato" il rapporto tra Amministrazione e Cittadino, è che si indichi il nome del responsabile del procedimento. A tal fine non è certo sufficiente che si abbia ad indicare l'Ufficio o la struttura che è destinata a svolgere il procedimento (quale, nel caso di specie, il Direttore dell'Ufficio preposto all'iscrizione a ruolo). È più che evidente che l'indicazione dell'Ufficio o della Struttura, circostanze, del resto, ben note perché rese pubbliche, non possono realizzare la finalità di rendere "personale" il rapporto, nel caso di specie, con il contribuente. La "personalizzazione" è in funzione della chiara individuazione di una persona fisica responsabile della eventuale inosservanza del singolo procedimento, dovendo il contribuente sapere chi e in quale momento fosse "la persona fisica" appartenente all'Ufficio preposta allo svolgimento del procedimento» (cfr. Cass. 33565/2018, Cass. 2020 nr. 9106).

La decisione resa dalla C.T.R., dunque, è conforme agli indirizzi giurisprudenziali sopra enunciati e si sottrae alla critica che le viene mossa dalla Difesa erariale.

Condanna alle spese- L'accertata nullità delle cartelle, da parte della Suprema Corte, a conferma dell’operato del Collegio di secondo grado, ha comportato l'assorbimento di ogni altro profilo di censura fatto valere dalla ricorrente Agenzia.

Al rigetto del ricorso è conseguita la condanna dell’Ufficio al pagamento, in favore del contribuente, delle spese del giudizio di legittimità.
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