Contributo a fondo perduto: la compilazione dell’istanza per i soggetti “nati” nel 2020

Contributo a fondo perduto: la compilazione dell’istanza per i soggetti “nati” nel 2020

 
Come noto, la determinazione dell’ammontare del contributo a fondo perduto di cui al decreto Sostegni, riconosciuto ai soggetti che presenteranno istanza entro il 28 maggio 2021, è influenzata da tre variabili.

La prima è l’ammontare dei ricavi tipici (ex art. 85, comma 1, lettere a) e b) del Tuir) oppure, per i lavoratori autonomi/professionisti l’ammontare dei compensi di cui all’art. 54, comma 1, del Tuir, o ancora, per il mondo dell’agricoltura (in ordine al quale, viste le particolari peculiarità, si rimanda gli interventi dedicati già pubblicati nei giorni scorsi) il volume d’affari. Questa variabile, per non incorrere in errore, deve essere valorizzata guardando ai righi dei dichiarativi facenti riferimento all’anno d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, puntualmente elencati nelle istruzioni al modello di istanza, e serve esclusivamente al fine di verificare il non superamento della soglia massima di 10 milioni di euro, e ad individuare, per fasce, la corretta percentuale da applicare alla differenza tra il fatturato medio mensile 2019 e 2020.

La seconda variabile è quella del fatturato medio mensile 2019, la terza è quella del fatturato medio mensile 2020. Come sappiamo, il “fatturato” è un concetto che non corrisponde al volume d’affari IVA, e non corrisponde ad alcuna variabile determinata con criteri reddituali. Il fatturato è, semplicemente, quel valore che deve essere determinato guardando esclusivamente alle istruzioni per la compilazione del modello di istanza: somma di tutte le fatture attive, immediate e differite relative ad operazioni eseguite nel periodo di interesse (senza considerare l’IVA se presente nelle fatture stesse), dei corrispettivi, delle note di variazione; occorre considerare anche le operazioni di cessione di beni strumentali ed i soggetti che svolto anche operazioni non rilevanti ai fini IVA (es. Aggi) devono comprendere anche questi importi.

In termini generali, il contributo a fondo perduto spetta a condizione che sia intervenuta nel 2020 una flessione di almeno il 30% del fatturato medio mensile rispetto a quello conseguito nel 2019, ma di ciò non si deve tenere conto laddove la partita IVA sia stata aperta a partire dal 1° gennaio 2019. Questa circostanza deve essere segnalata in istanza, barrando la casella “Soggetto che ha attivato la partita IVA dopo il 31/12/2018”.

Soffermiamoci sui contribuenti che hanno aperto partita IVA dopo il 31/12/2018; sappiamo che a costoro verrà riconosciuto – come minimo - l’importo di 1.000 euro se persone fisiche e 2.000 euro se soggetto diverso da persona fisica, indipendentemente dal calo di fatturato.
Restringiamo ora ulteriormente il campo, focalizzando ora l’attenzione su coloro che hanno aperto partita IVA nel 2020. Questi contribuenti:
  • Quanto alla variabile “ricavi/compensi complessivi anno 2019”, non avendo operato in tale anno, l’ammontare è pari a zero, e quindi si dovrà barrare la casella “fino a 100mila euro”.
  • Quanto alla variabile “Importo medio mensile del fatturato e dei corrispettivi riferiti alle operazioni effettuate nell’anno 2019”, idem come sopra, e quindi si indicherà zero.

Quanto invece alla variabile “importo medio mensile del fatturato e dei corrispettivi riferiti alle operazioni effettuate nel 2020”, come determinare l’importo e, soprattutto, l’importo deve essere compilato?

Ebbene, occorre innanzi tutto avere chiaro che l’articolo 1 del D.L. 41/2021 richiamata, per quanto riguarda il regime sanzionatorio, le medesime disposizioni già introdotte con l’articolo 25 del D.L. 34/2020 (contributo a fondo perduto decreto Rilancio): ad essere oggetto di sanzione è la fruizione (nel caso del decreto Sostegni mediante accredito in conto corrente o in compensazione con modello F24) di un contributo a fondo perduto non spettante, o comunque spettante in misura inferiore.

Ora, posto che chi ha aperto partita IVA nel 2020 si vedrà sempre e solo riconoscere l’ammontare minimo, indipendentemente dal fatturato 2020, non si vede come un’errata o omessa compilazione di tale rigo possa, in questo caso specifico (partita IVA aperta nel 2020), comportare conseguenze negative per il contribuente o per l’Erario. Completamente diversa, invece, è la situazione di coloro che hanno aperto partita IVA nel 2019, ai quali parimenti il contributo viene comunque riconosciuto almeno in misura minima, ma per i quali l’ammontare medio del fatturato è rilevante ai fini del conteggio per il raffronto 2019 / 2020 (vedasi in proposito CFP per le partite IVA avviate dopo il 1° gennaio 2019: nuovo aggiornamento dell’Agenzia).

Tuttavia, in alcuna parte del provvedimento attuativo e/o delle istruzioni operative per la compilazione del modello di istanza, viene detto che in caso di apertura di partita IVA avvenuta nel 2020 si possa omettere tale informazione (per quanto, oggettivamente, del tutto ininfluente).

Tutto ruota, quindi, su come saranno eseguiti i “controlli preliminari” che sappiamo saranno effettuati prima di riconoscere il contributo a fondo perduto. Saranno controlli “ragionati”, e che quindi non baderanno all’ammontare medio 2020 per un soggetto aperto nel 2020, visto che quel valore non sposta di una virgola il risultato, oppure saranno controlli “con i paraocchi” che potranno comportare il blocco dell’erogazione a causa di un dato mancante o errato, ma del tutto ininfluente?

Nel dubbio, visto che oggettivamente non è noto nel dettaglio il tipo di controllo verrà effettuato, è assolutamente consigliabile compilare correttamente anche il campo del valore medio mensile 2020, onde evitare inutili problemi.

Sul punto si ricorda che i dati da indicare sull’istanza vengono determinati dividendo l’importo complessivo del fatturato e dei corrispettivi per il numero dei mesi in cui la partita IVA è stata attiva nell’anno, e per i soggetti che hanno attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2019, ai fini del calcolo dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019, rilevano i mesi successivi a quello di attivazione della partita IVA, come meglio chiarito nell’esempio a seguire.

Esempio
  • Partita IVA aperta il 09/01/2020
  • Fatturato gennaio 2020: euro 1.050
  • Fatturato da febbraio a dicembre 2020: euro 223.020
  • Nell’effettuare il conteggio il mese di apertura della partita IVA (gennaio 2020) non deve essere considerato.

Di conseguenza, il valore medio mensile 2020, da indicarsi in istanza, sarà pari a:
euro 223.020/ 11 mesi = euro 20.275
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