Il termine di notifica degli atti impositivi degli enti locali ha anche natura prescrizionale

Il termine di notifica degli atti impositivi degli enti locali ha anche natura prescrizionale

 
Diventa sempre più insistente nella giurisprudenza tributaria il principio secondo il quale la scissione della notificazione non trova applicazione per gli avvisi di accertamento emessi dagli enti locali per i tributi di propria competenza.

La questione non è del tutto scontata, né può essere inquadrata se non facendo riferimento alle nozioni civilistiche di prescrizione e decadenza.

Il primo istituto menzionato, ai sensi dell’articolo 2934 del codice civile, consiste nell’estinzione di un diritto già presente nella sfera soggettiva del titolare a causa della sua inerzia ad esercitarlo per un determinato tempo. La prescrizione è soggetta a sospensione e ad interruzione.

La decadenza, al contrario, come statuito dal successivo articolo 2964, non è soggetta a sospensione e interruzione, e consiste nell’inattività di un soggetto protratta per un determinato periodo temporale che comporta l’impossibilità di acquisire un diritto del quale non è ancora possibile vantarne la titolarità. Ed infatti, nella materia tributaria, si fa spesso riferimento alla decadenza, anziché da un diritto, da un potere che, nel caso del soggetto attivo, coincide con il potere di accertamento.

Gli avvisi di accertamento relativi ai tributi locali – L’articolo 1, comma 161, della legge n. 296 del 27 dicembre 2006, nota come legge finanziaria 2007, prevede che gli enti locali notifichino ai contribuenti gli avvisi di accertamento relativi ai tributi amministrati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati.

Nella fattispecie contemplata dalla norma in commento è applicabile la scissione della notificazione. In altri termini, l’ente impositore ottempera all’obbligo imposto dalla legge con la spedizione dell’atto impositivo entro il prescritto termine a nulla rilevando l’effettiva data di consegna al contribuente.

La recentissima giurisprudenza formatasi, tuttavia, è concorde nel ritenere che la decadenza dal potere di accertamento dell’ente locale impositore non esclude la prescrizione del diritto al credito, ma, tutt’al più si aggiunge ad essa. La coesistenza di decadenza e prescrizione nell’ambito dell’avviso di accertamento emesso dagli enti locali è peraltro confortata dal già menzionato articolo 2934 del codice civile in virtù del cui secondo comma non sono soggetti a prescrizione i diritti espressamente indicati dalla legge, tra i quali, non figurano i diritti per crediti erariali.

Il termine di prescrizione del credito erariale, ai sensi dell’articolo 2948 n. 4) del codice civile, è quinquennale in quanto attiene a «ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi». Come ha affermato la Suprema Corte con la sentenza n. 10067 del 9 maggio 2014, il dies a quo in materia di tributi locali non decorre dalla scadenza del termine sancito per il pagamento, ma dal primo giorno dell’anno successivo. Né la recente giurisprudenza lo riconduce al momento in cui l’avviso di accertamento sia diventato definitivo.

Mentre per il termine decadenziale deve farsi riferimento alla data in cui l'Amministrazione esercita il proprio potere attraverso la consegna all'ufficio postale dell'atto da notificare, nel caso della prescrizione l'effetto interruttivo può essere prodotto esclusivamente nel momento in cui si perfeziona la notificazione con la conoscenza legale dell'atto da parte del destinatario. Al riguardo la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 477 del 2002, ha chiarito che il principio generale secondo cui la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell'affidamento dell'atto all'ufficiale giudiziario, non si estende all'ipotesi di estinzione del diritto per prescrizione, in quanto, perché l'atto produca l'effetto interruttivo del termine, è necessario che lo stesso sia giunto alla conoscenza legale, non necessariamente effettiva, del destinatario. Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 24822 del 2015, hanno poi affermato che la regola della scissione degli effetti della notificazione per il notificante e per il destinatario, sancita dalla giurisprudenza costituzionale con riguardo agli atti processuali e non a quelli sostanziali, si estende anche agli effetti sostanziali dei primi ove il diritto non possa farsi valere se non con un atto processuale, sicché, in tal caso, la prescrizione è interrotta dall'atto di esercizio del diritto, ovvero dalla consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario per la notifica, mentre in ogni altra ipotesi tale effetto si produce solo dal momento in cui l'atto perviene all'indirizzo del destinatario.

Pertanto, come sancito dalla Commissione Tributaria Regionale della Campania con la sentenza n. 3055 depositata l’8 aprile scorso, l’avviso di accertamento è atto sostanziale e recettizio, non processuale, per cui non può applicarsi il principio della scissione della notifica con la conseguenza che il quinquennio prescrizionale deve essere riferito alla data di ricezione dell'atto.

Il condivisibile orientamento che si va via via allargando ha un notevole impatto fattuale nelle attività accertative degli enti impositori. Ciò in considerazione della circostanza che la gran parte dei comuni, relativamente ad IMU, TARI, TASI ed in genere ai tributi di propria competenza, quasi sempre affida al servizio postale gli avvisi di accertamento a ridosso del termine decadenziale del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di riferimento con la ricorrente conseguenza che, di fatto, vengano notificati ai contribuenti nei primi giorni dell’anno successivo. In tal modo il contribuente potrà eccepire, dinanzi al giudice tributario, la prescrizione del diritto al credito dell’ente impositore con buone probabilità di vittoria. Oltre alla richiamata sentenza della C.T.R. della Campania, difatti, si registrano in tal senso la sentenza n. 106 del 19 gennaio scorso della C.T.R. della Calabria, e la sentenza n. 1177 della C.T.P. di Messina depositata lo scorso 12 aprile.
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