Transazione fiscale omologabile anche in caso di dissenso da parte dell’Agenzia

Transazione fiscale omologabile anche in caso di dissenso da parte dell’Agenzia

 
 
Le modifiche normative consentono al tribunale di omologare la transazione fiscale anche in caso di dissenso da parte dei creditori tributari e previdenziali, come ufficializzato dall’Agenzia delle entrate

Nell’ambito del diritto della crisi di impresa, la transazione fiscale e previdenziale, prevista dall’art. 182-ter del RD 267/42 (l.f.), consente all’imprenditore in difficoltà economica finanziaria di proporre la dilazione o il pagamento parziale dei debiti tributari e previdenziali. La proposta di transazione fiscale può essere avanzata esclusivamente nell’ambito di una proposta di concordato preventivo, ex art. 160 l.f., oppure, di una proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti (ADR) di cui all’art. 182-bis l.f.

La normativa sulla transazione fiscale e previdenziale, contenuta nell’art. 182-ter è stata modificata dal DL 125/2020, conv. L. 159/2020, che, tra l’altro, ha previsto la regola del cram down fiscale e previdenziale, stabilendo che il tribunale può omologare il concordato anche in “mancanza di voto” dei creditori fiscali e contributivi. La richiamata formulazione normativa, tuttavia, aveva fatto sorgere dubbi interpretativi circa la possibilità del Tribunale di omologare un concordato preventivo o un ADR in caso i creditori tributari e previdenziali avessero espresso voto negativo, quindi, non solo in caso di mancanza di voto.

Il comma 1, lett. a) dell’art. 20 del DL 118/2021, conv. L. 147/2021, risolve la questione modificando l’ultimo periodo del quarto comma dell’art. 180 della l.f. La nuova formulazione stabilisce che il tribunale omologa il concordato “anche in mancanza di adesione” dell’Amministrazione Finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza obbligatorie. La disposizione, si legge nella relazione illustrativa al richiamato DL 118/2021, svolge la funzione di fugare dubbi interpretativi sulla previgente disposizione, quindi, dovrebbe avere effetti anche in relazione ai procedimenti in corso. Tuttavia gli uffici periferici dell’Agenzia delle Entrate non sembrano allineati a tale interpretazione, prendendo posizioni difformi.

La posizione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate - In considerazione del fatto che alcuni uffici periferici dell’Agenzia delle Entrate stanno interpretando “l’omologazione forzosa” della transazione fiscale in maniera difforme, ammettendola soltanto in caso di mancata pronuncia dell’amministrazione finanziaria e non nel caso di rigetto espresso alla proposta, è sorta l’esigenza di ottenere dall’Agenzia dell’Entrate conferma sulla posizione ufficiale da considerare valida. L’occasione è sorta nell’ambito dell’incontro con la stampa specializzata, Telefisco 27 gennaio 2022, in cui l’Amministrazione è stata chiamata a fornire un’interpretazione univoca alla normativa.

Nella risposta (cfr. § 7), l’Agenzia delle entrate ha ricordato che la vigente disciplina di cui agli articoli 180, c. 4, e 182-bis, c. 4, della legge fallimentare, ha suscitato un ampio dibattito dottrinale nonché posizioni contrastanti in giurisprudenza.
In particolare la disposizione che, nelle ipotesi di ADR e di concordato preventivo con proposta di trattamento del credito tributario, consente al Tribunale fallimentare di procedere all’omologazione anche in mancanza di adesione dell’amministrazione finanziaria – o degli enti di previdenza e assistenza obbligatori gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie – quando l’adesione è determinante per il raggiungimento delle maggioranze di legge e la proposta, anche sulla base delle risultanze della relazione del professionista, è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.

Il dibattito dottrinale sull’interpretazione della previgente formulazione normativa circa l’omologazione di un concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti, ha visto prevalere la tesi, avallata anche da diversi giudici di merito, dell’interpretazione estensiva della normativa, applicabile pertanto anche all’ipotesi di voto sfavorevole o di diniego espresso dei creditori tributari e previdenziali.
La disciplina vigente, osserva l’Agenzia delle entrate, è frutto di una recente modifica apportata dall’art. 20 del DL 118/2021 che ha allineato la formulazione della norma in materia di omologazione del concordato preventivo a quella adoperata in materia di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti utilizzando l’espressione “anche in mancanza di adesione” in luogo della locuzione “anche in mancanza di voto”. Tale modifica supera le incertezze interpretative legittimando la tesi estensiva. La disciplina trova applicazione, quindi, sia nell’ipotesi di inerzia dell’amministrazione finanziaria sia nell’ipotesi di diniego espresso, ferma restando la facoltà di proporre opposizione all’omologazione, ed eventuale successivo reclamo avverso il decreto di omologazione, sulla base degli elementi e delle circostanze che hanno costituito motivo del rigetto della proposta.
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